{"id":123,"date":"2017-06-29T09:52:40","date_gmt":"2017-06-29T07:52:40","guid":{"rendered":"http:\/\/ic-digital.com\/?p=123"},"modified":"2022-12-05T10:35:24","modified_gmt":"2022-12-05T09:35:24","slug":"content-strategy-la-lezione-del-nyt-per-un-giornalismo-che-si-distingue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ic-digital.com\/it\/ic-talks\/content-strategy-la-lezione-del-nyt-per-un-giornalismo-che-si-distingue","title":{"rendered":"Content strategy: la lezione del NYT per un giornalismo che si distingue"},"content":{"rendered":"<p>Nel 2014 il New York Times pubblic\u00f2 un rapporto eloquentemente intitolato \u201cinnovation\u201d, nel quale si effettuava una lucida e spietata autoanalisi di alcune debolezze del giornale. La preoccupazione si concentrava soprattutto sul fatto di trovarsi in un \u201cpunto morto digitale\u201d, mentre i concorrenti correvano velocemente.<\/p>\n<p>Oggi, a tre anni di distanza, \u00e8 stato pubblicato un altro rapporto realizzato dal gruppo 2020, composto da 7 giornalisti della redazione, che mostra una situazione nettamente migliorata, anche se in continua evoluzione.<\/p>\n<p><strong>\u201cJournalism That Stands Apart, Il giornalismo che si distingue\u201d,<\/strong> dimostra che molte lacune sono state colmate, che i lettori da web e smartphone sono in crescita, e soprattutto che c\u2019\u00e8 una content strategy digitale ben definita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Vediamo in sintesi i punti principali che emergono da questo rapporto; la via da seguire nell\u2019immediato futuro, secondo la redazione del NYT, per offrire contenuti al passo con le nuove tecnologie e con le esigenze di un pubblico in costante mutamento. Ma in ogni caso sempre all\u2019altezza della tradizione e del prestigio della testata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Qualcosa che valga la pena leggere<\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019introduzione al report si legge che tra gli oltre 200 pezzi pubblicati ogni giorno sul NYT, ci sono ancora troppi contenuti privi di forza distintiva. Molte risorse dedicate a storie lette relativamente da poche persone. In particolare il riferimento \u00e8 alle notizie trattate in modo simile da molti altri giornali. Articoli scritti in un linguaggio che esclude i lettori pi\u00f9 giovani. Testi densi e istituzionali, quando una fotografia, un video o un grafico sarebbero pi\u00f9 eloquenti.<\/p>\n<p>I contenuti dovrebbero invece avere un alto valore per gli abbonati. Offrire ricchezza di elementi visivi e di impatto per differenziarsi dalla massa dell\u2019informazione, ecco il vero obiettivo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Abbasso la mediocrit\u00e0! Contenuti di valore e qualit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Il livello qualitativo dei contenuti \u00e8 fondamentale. Internet \u00e8 spietata con la mediocrit\u00e0.<\/p>\n<p>Gli articoli scadenti, dai quali il lettore non si sente arricchito, vengono subito \u201cpuniti\u201d.<\/p>\n<p>Quando i giornalisti commettono errori, mancano di sfumature o di chiarezza, l\u2019utente si sposta rapidamente sui social network o su altre piattaforme che offrono gratuitamente la stessa informazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Lettori da coinvolgere: l\u2019effetto rete<\/strong><\/p>\n<p>Il successo dei contenuti e quello della pubblicit\u00e0 si intrecciano.<\/p>\n<p>Agli inserzionisti non basta il semplice \u201cclick\u201d. Non \u00e8 sufficiente che il pubblico arrivi sulla pagina, ma \u00e8 necessaria anche una buona dose di engagement: il lettore perfetto \u00e8 quello che si sofferma sui contenuti e torna pi\u00f9 volte.<\/p>\n<p>Niente costruisce la fedelt\u00e0 quanto la sensazione di essere parte di una comunit\u00e0. I lettori amano parlare con altri lettori, non solo di cibo, sport, libri, viaggi e tecnologia, ma anche di politica e affari esteri.<\/p>\n<p>Da alcuni sondaggi della redazione, emerge che vedere pubblicato un proprio commento a un articolo sul sito, genera nel lettore una soddisfazione che lo porter\u00e0 a partecipare sempre pi\u00f9 alle discussioni. L\u2019effetto rete \u00e8 il primo motore della crescita dell\u2019informazione digitale, e chiedendo al pubblico di investire del tempo sulla piattaforma si crea un ciclo naturale di fedelt\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Giornalismo sempre pi\u00f9 visivo<\/strong><\/p>\n<p>Il NYT pu\u00f2 vantare un\u2019eccellenza senza pari nel giornalismo visivo. Si pu\u00f2 dire che il giornale abbia definito un nuovo standard della narrazione digitale e multimediale, sempre pi\u00f9 ricca e coinvolgente. Tuttavia, evidenzia il report, ancora troppi contenuti sono dominati da lunghi testi.<\/p>\n<p>Un esempio del problema: nel 2016 \u00e8 stato dato spazio a un dibattito relativo alle rotte della metropolitana newyorchese, e molti lettori hanno scritto deridendo la redazione per non aver pensato di pubblicare a corredo dell\u2019articolo una semplice mappa delle linee.<\/p>\n<p>Per un bravo giornalista digitale non deve essere demoralizzante pensare la sua storia potrebbe essere pi\u00f9 forte con l\u2019aiuto di un grafico professionista.<\/p>\n<p>Sempre pi\u00f9 importante sar\u00e0 per questo la collaborazione tra reporter di grande autorevolezza, giornalisti visivi ed \u201ceditor backfield\u201d esperti nell\u2019affilare le idee e modellare in maniera analitica forma e contenuto delle storie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Oak, la rivoluzione dell\u2019editing<\/strong><\/p>\n<p>Il sistema di editing dei quotidiani on-line \u00e8 ancora stampa-centrico, ridondante, con troppi livelli di copy-editor che apportano modifiche relativamente insignificanti a ogni articolo. Questo ha un costo significativo in termini economici e di tempo, rallenta la pubblicazione e scoraggia gli esperimenti narrativi.<\/p>\n<p>La rivoluzione dell\u2019editing arriva oggi al NYT con un nuovo sistema di gestione dei contenuti, chiamato Oak, che permetter\u00e0 ai giornalisti di costruire le loro storie anche con elementi visivi, controllando direttamente il risultato finale prima della pubblicazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Nuovi formati, nuovi linguaggi<\/strong><\/p>\n<p>I formati digitali devono essere creati in base alle abitudini digitali dei lettori. Nel caso del NYT questo include e-mail informative \u201ctailor made\u201d inviate al mattino e alla sera, i cosiddetti \u201cbriefing\u201d.<\/p>\n<p>Si tratta di vere e proprie mini-versioni digitali di un quotidiano costruito su misura, e figurano tra i prodotti di maggior successo della redazione negli ultimi anni, con un ampio e fedele pubblico. Sfruttano la tecnologia disponibile e la valutazione redazionale per spiegare il mondo ai lettori con un ritmo che corrisponde al loro modello di vita. Questi nuovi formati incoraggiano i giornalisti a usare una scrittura pi\u00f9 colloquiale e meno istituzionale. Tra le caratteristiche principali di questo nuovo stile va sicuramente annoverato un maggiore uso della prima persona. Rivolgersi al lettore in tono pi\u00f9 diretto e confidenziale crea coinvolgimento, anche in un giornale di grande rigore e tradizione come il NYT.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Ridefinire il successo di una storia<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019editoria digitale, fino a oggi, ha sempre dovuto inevitabilmente cedere alle lusinghe del clickbait, di contenuti cio\u00e8 creati ad hoc per aumentare il numero di visite.<\/p>\n<p>Un metro di giudizio inevitabile per valutare il successo di un articolo? Non necessariamente secondo il NYT, che vorrebbe infatti ridefinire questo concetto.<\/p>\n<p>Attraverso una approfondita analisi del pubblico, la redazione sta provando a creare una metrica pi\u00f9 sofisticata rispetto a quella delle sole pagine visualizzate, che consenta di misurare il valore di un pezzo in base alla sua capacit\u00e0 di attirare i lettori e trattenere gli abbonati.<\/p>\n<p>Le storie di maggior successo e valore spesso non sono quelle che vantano il maggior numero di visualizzazioni, nonostante la diffusa convinzione.<\/p>\n<p>Un articolo con poche migliaia di visualizzazioni, ma che fa sentire il lettore parte di un rapporto, all\u2019interno di una storia che non pu\u00f2 trovare da nessun\u2019altra parte, \u00e8 pi\u00f9 prezioso di un pezzo divertente che viene diffuso viralmente, ma produce pochi abbonati.<\/p>\n<p>L\u2019ideale sarebbe poter utilizzare un mix di misure qualitative e quantitative per decidere i temi da sviluppare, ma trovare un equilibrio \u00e8 difficile.<\/p>\n<p>Se da un lato, sottolineano gli autori del report, non si vuole equiparare il numero di visualizzazioni al valore giornalistico, dall\u2019altro non si pu\u00f2 nemmeno tornare ai giorni in cui si era convinti dell\u2019eccellenza di un pezzo per la semplice ragione che era apparso sul New York Times.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La chiusura del rapporto suona come un monito che vale per chiunque si occupi oggi di editoria digitale: \u201cIl compito della direzione del Times \u00e8 pi\u00f9 arduo di quello affrontato dalle precedenti generazioni, a causa della portata della rivoluzione digitale. Eppure la sfida fondamentale rimane la stessa. Dobbiamo essere fermi con i nostri valori e creativi nella loro realizzazione. Dobbiamo agire con urgenza\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2014 il New York Times pubblic\u00f2 un rapporto eloquentemente intitolato \u201cinnovation\u201d, nel quale si effettuava una lucida e spietata autoanalisi di alcune debolezze del giornale. La preoccupazione si concentrava soprattutto sul fatto di trovarsi in un \u201cpunto morto digitale\u201d, mentre i concorrenti correvano velocemente. 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